Università: il primo giorno di una nuova vita

Molto spesso quando lavoro con i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori ad un certo punto salta d’obbligo fuori l’argomento università. Le domande che mi vengono rivolte sono le più disparate ma potrei senza troppe incertezze selezionare le più ricorrenti.

Ma come faccio a scegliere l’università giusta per me?

Davvero è tutto diverso all’università?

Come posso prepararmi ai test di ammissione?

A queste poi si accompagnano i dubbi e le paure.

Sarò in grado di superare gli esami all’università?

E se i colleghi saranno più preparati di me?

Ho paura di non riuscire ad ambientarmi.

Non ci provo nemmeno, sono sempre andato male, non sono portato.

Vorrei tanto, ma non mi sento all’altezza dell’università.

E se dovessi fallire?

Il più bel salto nel buio che tu possa fare

Se anche tu ti sei posto almeno una volta una delle domande qui sopra o vivi sulla tua pelle la paura del cambiamento dalle superiori all’università, ho qualcosa da dirti che potrebbe aiutarti a fare chiarezza.

Inizio col dire ciò che mai mi stanco di ripetere ai miei studenti. L’università è tutta un’altra cosa rispetto alle superiori. Sia che la tua esperienza alle superiori sia stata positiva sia che al solo pensiero di questi ultimi cinque anni ti vengano i brividi sulla schiena, sappi che l’università è davvero tutto un altro mondo.

La caratteristica che più sta a cuore agli studenti circa l’argomento università è senza dubbio la maggiore oggettività di giudizio rispetto alle scuole superiori. All’università infatti è molto più difficile che si creino antipatie o simpatie che spesso emergono nel corso della scuola secondaria. Nessuna colpa, siamo esseri umani ed è naturale che stando a stretto contatto ogni mattina in una classe limitata numericamente si crei un rapporto ben più stretto fra professore e studente rispetto a quello che può nascere con un docente universitario.

Se sei particolarmente affiatato con i tuoi professori questo potrebbe apparirti come un lato negativo dell’università che si bassa maggiormente sulla costruzione di rapporti impersonali. Ma ipotizziamo che al contrario tu abbia alle spalle una collezione di difficili rapporti con i prof delle superiori, vuoi per incompatibilità di carattere, vuoi perché sei stato tacciato di mediocrità e ti sei sempre sentito poco capito, allora l’oggettività dell’ambiente universitario potrebbe essere la svolta della tua carriera accademica. 

Università: il primo giorno di una vita

Un biglietto di sola andata per il futuro

L’università rappresenta, un po’ come accade nel passaggio dalle scuole medie alle superiori, un vero e proprio rito di passaggio nella vita di uno studente. Tutto cambia. Si modifica in primis la tua percezione dell’istruzione. Prima di tutto sei tu a scegliere l’ambito di formazione e questo ti porta ad innalzare in maniera significativa la motivazione a stare sui libri. Cresce in te la percezione tangibile che “stai studiando per te stesso” cosa che risulta ben più difficile da maturare nel corso delle scuole superiori. Ogni successo accademico viene accolto con un grado di soddisfazione maggiore dato appunto da quell’oggettività di cui ti ho parlato prima. Ovviamente può accadere di dover preparare un esame noioso o poco piacevole, così come potrebbe capitarti di prendere un brutto voto o addirittura dover ripetere una prova, ma anche le difficoltà all’università hanno tutto un altro sapore rispetto a ciò che hai vissuto finora.

Uno degli aspetti più importanti della scelta di proseguire gli studi all’università è la percezione di essere finalmente tu a costruire il tuo futuro. Vero è che nella strada verso ciò a cui aspiri le superiori giocano un ruolo fondamentale ma tangibilmente è solo negli anni dell’università che raggiungi un grado di consapevolezza maggiore e riesci effettivamente a conoscerti. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, prende corpo nella tua mente l’immagine sempre più nitida di chi o cosa vuoi essere nel futuro.

L’ambiente universitario è fondamentale per questa tua crescita interiore. Nuovi stimoli, nuove scoperte, l’essere ancora studente ma in un mondo di adulti dove insieme a nuove responsabilità di affacciano nella tua vita una valanga di esperienze e occasioni delle quali non avevi idea. Ma soprattutto vieni finalmente riconosciuto come adulto e non ti senti più sminuito nelle tue idee e opinioni con la classica affermazione “sei ancora un ragazzino”.

Ad ogni tappa le proprie responsabilità

Crescere significa anche prendersi nuove responsabilità e l’università non fa eccezione. Insieme con una valigia di esperienze e aspetti positivi è certo che l’accesso all’università comporta anche una presa di coscienza da parte tua. Attenzione però a non attribuire al concetto di responsabilità una valenza negativa! Ti dico questo perché fin troppo spesso vedo sbuffare i ragazzi difronte alla parola, a quanto pare terribile, “responsabilità”. Credo che alla base di questo pregiudizio ci sia una cattiva informazione ed interpretazione di cosa realmente significhi.

Prima di tutto lasciatelo dire, prendersi le proprie responsabilità va ben oltre il dover ammettere di aver fatto una marachella, questa infatti è in genere la percezione che ne hanno i più giovani. La responsabilità invece può rappresentare una vantaggiosa conquista di libertà. Mi sembra di vederti perplesso e scettico, aspetta di faccio qualche esempio! Prendersi la propria responsabilità negli anni dell’università significa soprattutto sapersi organizzare lo studio non avendo la classica scadenza dei compiti per il giorno dopo. Se però lo si fa con coscienza e lungimiranza questo ha un sacco di risvolti positivi. Non esiste una regola generale per tutti. Ognuno trova il metodo che più gli si addice, ci sono infatti studenti che iniziano a studiare fin dai primi giorni di corso ed altri che invece si buttano a capofitto quindici giorni prima di un esame. Io personalmente appartenevo più alla prima schiera.

Quando ho frequentato i corsi della mia prima laurea ero esclusivamente una studentessa, non dovevo lavorare o adempiere ad altri impegni impellenti perciò ragionavo sul fatto che proprio lo studio fosse il mio lavoro. Ho frequentato l’università in una città diversa da quella dove vivo, ma non così distante. Questo mi consentiva ogni fine settimana di poter rientrare a casa per stare con la famiglia e con gli amici. Il desiderio di staccare la spina nel weekend mi ha portata a concentrare il mio impegno nei primi 4 o 5 giorni della settimana giostrandomi fra le lezioni e la cosiddetta “vita da biblioteca”.

Non pensare però che la mia fosse una vita piatta e noiosa, tutt’altro! In facoltà avevo il mio gruppo di amici con i quali condividevo il tavolo di studio che colonizzavamo nella prima mattina e che restava “nostro”fino a sera. Tra una lezione e l’altra, le pause caffè e il pranzo avevamo sempre quello come punto di riferimento ottimizzando in questo modo i tempi. Aver deciso di dedicare buona parte della settimana allo studio mi permetteva di lasciare i libri chiusi nel fine settimana.

Due giorni in cui potevo dedicarmi esclusivamente ai miei interessi e solo la settimana prima di un esame mi è capitato di prendere in mano i libri il sabato o la domenica ma senza comunque dover rinunciare a nulla. Questa totale libertà di due o tre giorni era un miraggio negli anni del liceo. Le verifiche e le interrogazioni del lunedì o la necessità di portarmi avanti per evitare di impazzire durante la settimana non mi permettevano pause di questo tipo. Ecco perché ti dico che per me assumermi la responsabilità di dedicarmi allo studio nei giorni in cui ero fuori sede ha rappresentano la possibilità di avere come minimo sempre due intere giornate da dedicare a me stessa.

Conosci te stesso

Se non hai studiato greco forse non saprai che proprio da questa incredibile lingua deriva il famoso detto “conosci te stesso”. Ecco un’altra delle magie che l’università sa fare. Cambiare ambiente ed evolverti, incontrare nuove persone, abbandonare il tradizionale rapporto subordinato studente-professore ed entrare il un universo ben diverso come quello dell’università è un passo di fondamentale importanza per conoscerti in profondità.

Senza che tu ci metta alcun tipo di impegno particolare sentirai maturare dentro te stesso nuove consapevolezze. Imparerai a farti un’idea molto più personale e meno influenzata dall’ambiente sul tuo futuro e annaffierai di acqua pulita le tue aspirazioni e progetti. Ma soprattutto farai una diretta esperienza di cosa sei. Capirai quali sono i tuoi punti forti e avrai sempre più le idee chiare su chi o cosa vuoi diventare nel tuo futuro. Durante gli anni delle scuole superiori non si ha uno sguardo interiore abbastanza vasto da poter vedere tangibilmente le proprie mete anche se è pur vero che c’è chi ha fin da subito un progetto di vita ben delineato.

Nella maggior parte dei casi però è proprio durante gli anni dell’università che si raggiunge, passo dopo passo ed in maniera del tutto naturale, una visione più chiara e delineata del proprio futuro questo accade non solo per la fisiologica crescita di quegli anni ma grazie anche a quelle responsabilità di cui abbiamo già parlato. In tutta questa meravigliosa metamorfosi verso la migliore versione di te stesso giocano un ruolo importante anche i rapporti e le relazioni. Conoscere nuove persone, sperimentare un diverso rapporto con le figure di formazione, i docenti, e rapportarsi con chi è del tutto privo di qualsiasi pregiudizio o pregressa opinione su di te, ti permette di costruire piano piano tu stesso per primo una nuova e ben più veritiera immagine di te. 

Si è capito che per me gli anni dell’università sono stati i migliori? E tu cosa ne pensi, non vedi l’ora o ne sei terrorizzato? Quali paure punzecchiano i tuoi pensieri? 

Fammi sapere che pensi al riguardo e parliamone insieme. Lasciami nei commenti qui sotto tutte le domande che affollano la tua mente e le questioni sulle quali vorresti una maggiore chiarezza.  

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