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Scuola e istruzione secondo me

 

Se sei arrivato sul mio sito probabilmente sei alla ricerca di qualcosa che le lezioni frontali a scuola, qualunque sia l’indirizzo o la classe che frequenti, non è in grado di darti. Ecco, è proprio questa la ragione che sta alla base del mio lavoro, il motivo per cui ogni giorno mi impegno a migliorarmi sia come insegnante sia come professionista nel campo della formazione.

Ci tengo a precisare che il mio scopo non è assolutamente quello di condannare o criticare l’istruzione tradizionale, al contrario ne riconosco l’importanza ed anche la complessità che rende difficile, per chi ne assolve il compito, organizzare e gestire la grande e articolata macchina dell’istruzione pubblica a livello nazionale. Nutro una profonda stima per la figura dell’insegnante tradizionale dietro la cattedra ed il mio lavoro non vuole assolutamente aspirare a sostituirsi al suo, piuttosto lo vuole integrare.

Il mio lavoro ha come focus principale lo studente.

Lo studente, in primis come persona e poi come allievo, ha un suo bagaglio di competenze, acquisite nel corso della sua vita prima in famiglia e dopo tra i banchi di scuola, ed uno di potenzialità innate di cui molto spesso, per altro, non è nemmeno consapevole.

L’obiettivo che perseguo ogni giorno è perciò quello di porre lo studente, e dunque proprio te, al centro del mio mirino. Tutte le strategie, le modalità e gli approcci che metto in atto sono interamente indirizzati al successo, non mio, non dell’istituzione scolastica, ma appunto di chi ho dinanzi. Ecco dunque che, libera dal preoccuparmi dei limiti dati dagli indirizzi, dalla burocrazia e dalle tempistiche, barriere queste che limitano spesso l’azione effettiva della scuola pubblica, posso spaziare e andare oltre la lezione in se e per sé.

Ma, per capirci meglio, voglio farti qualche pratico esempio e spiegarti in cosa il mio approccio sia differente da quello tradizionale. Quando ogni mattina vai a scuola e prendi posto al tuo solito banco rientri in un gruppo, in un’aggregazione di individui: la classe. È proprio la classe e la sua riuscita il focus dell’insegnante. Un professore ha il compito di accrescere la preparazione e le competenze di un numero di studenti che di norma oscilla fra le 15 e 25 unità. Se consideriamo che un professore ha un limitato numero di ore da trascorrere in compagnia dei propri ragazzi ed in queste deve spiegare la lezione per portare avanti il programma ministeriale, interrogare e somministrare i compiti in classe agli studenti per verificare quanto effettivamente la spiegazione sia stata compresa e assimilata, ed occuparsi dell’aspetto burocratico del suo lavoro come la compilazione dei registri, dei programmi, i colloqui, i consigli di classe e di istituto, gli scrutini di metà e fine anno, ci rendiamo conto che non ha effettivamente il tempo di focalizzarsi su ciascuno dei suoi studenti singolarmente, anche se è giusto dire che c’è chi riesce a farlo più di altri.

Questa è la prima grande differenza tra me ed un insegnante tradizionale.

Quante volte ti è capitato durante il tuo percorso di dire o pensare “non mi trovo bene con il metodo di quel prof!” oppure al contrario “sto andando molto bene perché mi piace l’approccio del prof”? Sono convinta che anche a te almeno una volta sia capitato di provare qualcosa di simile. Il problema nasce proprio quando non si riesce ad entrare in empatia e sincronia con l’insegnante che ha un suo metodo e con quello svolge ogni giorno il suo lavoro al quale tutti i suoi studenti devono adattarsi.

I miei studenti invece non si devono mai adeguare a me. Sono io che modifico il mio approccio e la mia metodologia di insegnamento in base alle singole e particolari caratteristiche di chi ho di fronte. La stessa lezione, per contenuti e durata, infatti può essere profondamente diversa tra due studenti anche se questi frequentano, non solo lo stesso indirizzo, ma persino la stessa classe! Tutto dipende dalle personali inclinazioni di ciascuno. Ad esempio c’è chi apprende meglio attraverso gli schemi, chi invece ha una mente che performa meglio con un approccio mnemonico basato sull’antico ma efficace leggo-comprendo-ripeto e chi ancora ha bisogno di vedere la lezione sotto una prospettiva differente da quella che gli è stata proposta a scuola, riflettere sui contenuti e far sue le nozioni da imparare.

Questa è l’istruzione e la formazione in cui credo, che porto avanti ogni giorno, formandomi io stessa di continuo. Questo è anche il motivo per cui non riuscirei ad integrarmi in un contesto tradizionale di insegnamento alla scuola pubblica. Non sarei in grado di limitare il mio lavoro alla somministrazione della lezione e alla redazione di sterili verbali di giudizio che, pur essendo motivata dalle migliori intenzioni come di certo lo saranno molti dei tuoi prof, è in definitiva il limite della scuola italiana. La mia dunque non è una contro-proposta alla scuola, piuttosto un incremento, un completamento, un “più” che vuole rendere ancora e maggiormente efficace ciò che impari nelle cinque o sei ore scolastiche.

Credo in un tipo di istruzione consapevole dei giovani. In un sistema che non si limiti ad assegnare voti. In una nuova figura di insegnante che accompagni i ragazzi nel loro percorso di formazione, con entusiasmo e dedizione.

Questo è ciò che faccio, ciò che sono e il sorriso che mi restituiscono i miei studenti è la benzina che mi porta ad impegnarmi ogni giorno di più.