Latino: il mio metodo

Disciplina tanto odiata da molti studenti e appellata con gli aggettivi meno gentili, il latino non rientra certo nella top five delle materie più apprezzate. 

Nonostante la maggiore distanza del greco dall’italiano, mi ritrovo molto più spesso a lavorare con ragazzi che hanno problemi ad approcciarsi al latino. Vuoi perché siano più numerosi i corsi nei quali si studia, vuoi perché spesso gli studenti hanno molti pregiudizi ancora prima di acquistare il loro primo libro della grammatica degli antichi romani, la costante non cambia: al latino la maggior parte urla un secco “no!”

Latino: odi et amo

Da quasi dieci anni mi scontro e incontro con la “questione latino”. Sono sempre più convinta che il problema non sia né negli studenti svogliati, né nella difficoltà della materia, quanto piuttosto nel metodo di insegnamento. Per quanto mi piacerebbe, io non ho certo poteri magici, eppure potrei raccontarti di innumerevoli volte in cui i miei ragazzi hanno completamente ribaltato in positivo il loro rapporto con il latino nel corso delle lezioni. Così come il loro giudizio, è cambiato anche il voto scolastico che in alcuni casi è persino lievitato a mo’ di pane fatto in casa. Metodo. Ecco qual’è la formula magica del “supercalifragilistichespiralidoso” per insegnare il latino. C’è un impellente bisogno di intervenire sul sistema con il quale lo si presenta alle classi. L’ingrediente essenziale del metodo è trovare la giusta motivazione che, a contrario di ciò che spesso si crede, è compito dell’insegnante far emergere.

Latino: il mio metodo

 

Latino: dalla teoria alla pratica

Non serve a molto esprimere sterili giudizi o puntare il dito contro chicchessia, costruttivo è invece partire dall’analizzare quali siano i fattori che nella maggior parte dei casi sabotano il latino nella nostra scuola. Prendiamo in esame i corsi nei quali lo si insegna. Ovviamente al centro della mia piccola indagine ci sono i licei: classico, scientifico, scienze umane e linguistico. Anche fra questi corsi occorre però fare qualche distinzione. Nel recente indirizzo scientifico sportivo ad esempio il latino non è affatto compreso fra le materie di studio. Per quanto riguarda poi il linguistico, il latino rientra nell’orario scolastico solamente per i primi due anni. È proprio dall’esame del biennio che è partita la mia ricerca che mostra come in tutti i corsi il latino venga presentato ai ragazzi solo dal punto di vista grammaticale e strettamente tecnico.

Lasciamo per un attimo da parte la mia personale simpatia per la materia. Ammettiamolo, due anni di regole e nozioni da studiare essenzialmente a memoria non farebbero saltare di gioia nemmeno il più appassionato degli studenti. Ecco dunque quello che secondo me è il primo dei problemi del metodo di insegnamento del latino: la netta divisione. Mi riferisco a quella fra grammatica nozionistica e tutto il restante panorama che si potrebbe far amare agli studenti senza attendere l’inizio dell’ultimo triennio di studi, quando ormai anche i più volenterosi sono stanchi e demotivati. 

Ma da dove nasce questa separazione così rigida? È proprio dalla Grecia antica che abbiamo ereditato questa divisione 2 + 3. Lo stesso appellativo di “ginnasio” con il quale si identificano i primi due anni di frequenza del liceo classico, si rifà al luogo dove i giovani greci venivano allenati a crescere fisicamente, la palestra di un tempo insomma. Allo stesso modo nella scuola il ginnasio è diventato quel passaggio propedeutico al liceo in cui gli studenti apprendono gli strumenti tecnici e nozionistici delle due lingue classiche prima di accedere ai grandi saperi letterari del liceo. Si ok, tutto molto bello e con quel non so che di romantico che proviene direttamente dalla notte dei tempi. 

Eppure c’è una domanda che non posso ignorare.  A chi non crollerebbe la motivazione nel corso di due anni quando tra le mani si ha solamente la promessa di contenuti affascinanti non accessibili prima del terzo anno di studi?

Latino: amalgama bene come per i pancake

Ti stai chiedendo cosa abbiamo a che fare i pancake con il latino? Ti rispondo subito! Proprio come recitano le ricette dei famosi dolci anglosassoni da colazione, anche per il latino serve amalgamare bene se si vuole davvero gustare ciò che questa affascinante materia ha da offrire! Sono dell’idea che separare nettamente l’apprendimento della grammatica dallo studio della letteratura e dei testi d’autore sia il modo più adatto per incrementare l’antipatia degli studenti verso la lingua di Seneca. E se già il sistema scolastico accresce questa negativa condizione, come ci si può poi lamentare che i ragazzi non studino con impegno declinazioni e coniugazioni verbali? 

Ovviamente ci sarà sempre qualcuno a cui il latino proprio non piace, che non si sente in alcun modo attratto o coinvolto da questa materia, ma questo è un discorso ben diverso rispetto al totale e generalizzato distacco che si risconta ad oggi nelle classi. C’è una domanda in particolare, tra ironia e spirito, che rivolgo ai miei studenti il primo giorno di lezione di latino. 

“Ma insomma, quanto antipatico è questo latino?” Lascio la risposta e le varie espressioni facciali che la accompagnano alla tua immaginazione. 

Però a questo primo approccio tutt’altro che positivo segue, alla fine di un ciclo di lezioni, un cambiamento per me estremamente importante che va ben oltre il risultato in termini di numeri. Tantissimi ragazzi hanno riconosciuto che “non è poi così male”. Altri sono persino arrivati a dirmi “avrei voluto studiarlo bene dall’inizio”. E, ovviamente la mia risposta preferita, “Silvietta non avrei mai pensato che il latino potesse piacermi!”

Cos’è cambiato? Il metodo. L’approccio allo studio. E no, non ho io alcun potere mistico, né loro sono migliori di te. Chiunque può raggiungere buoni o addirittura ottimi risultati persino in quelle materie che crede di detestare proprio come accade in genere per il latino o per la matematica. Ma torniamo ai pancake. Il metodo in cui credo fermamente e che porta un tangibile cambiamento nell’approccio al latino dei miei studenti non è nulla di difficile o fantasmagorico. È lo scopo che cambia e di conseguenza la prassi per raggiungerlo.

Il mio obiettivo come insegnante non è quello di essere certa che i miei studenti recitino a memoria la sacrosanta regola dell’ablativo assoluto. Piuttosto ciò che mi preme è che sappiano che Cesare ha un amore particolare per questo costrutto che inserisce di continuo nei suoi scritti. Miro al fatto che sappiamo riconoscerlo e di volta in volta imparino a tradurlo in italiano a seconda del tipo di testo che si trovano ad analizzare.

Conoscere l’ablativo assoluto per i miei ragazzi non significa declamare con parole vuote una regola grammaticale. Per loro significa capire quando tradurre due termini latini con un’elegante proposizione italiana o quando preferire la versione più sintetica di un inciso che non appesantisce il testo che vogliono creare. Conoscere il latino per il miei studenti ha un significato ben diverso dall’evitare il debito scolastico o raggiungere a stento la sufficienza. Tradurre una versione non è un’azione meccanica e noiosa, ma diviene l’occasione per sentirsi parte attiva e operante che può mettere del suo in ciò che scrive. Ecco come si impara a scegliere un termine piuttosto che un suo sinonimo o ad optare per un’impostazione grammaticale al posto di un’altra.

Ma non finisce qui. I pancake migliori dei miei giovani latinisti si ottengono quando all’analisi della versione imparano ad accompagnare informazioni riguardanti l’epoca in cui un certo testo è stato scritto e le informazioni chiave della vita di chi lo ha redatto. Senza questi ingredienti e passaggi essenziali a mio parere studiare il latino sarebbe come leggere Primo Levi senza sapere cosa sia l’olocausto. Ho reso l’idea? 

E tu come studi il latino?

Ma quanto antipatica è la lingua del foro?

Ma soprattutto: prima del tatuaggio in lingua, chiedi la traduzione a google?

Mi riservo il discorso dei tatuaggi in latino ad un altro momento, avrei parecchio da dirti e su cui riflettere insieme. Anzi, se può interessarti scrivilo nei commenti. Come sempre la tua opinione qui nella mia casa virtuale è come le uova in una frittata: essenziale.

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